L’Ara Pacis com’era: l’archeologia incontra la realtà aumentata

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Ara pacis, archeologia e realtà aumentata

 

Chi conosce Roma e vive assecondando le pulsazioni del suo cuore urbano, sa che la linea metro A è l’arteria principale, che ogni giorno trasporta persone e nutrimento nella città: in particolare il tratto che collega le stazioni di Termini, Repubblica, Barberini (proprio accanto all’Al Manthia Hotel) Spagna e Flaminio. Pochi chilometri di linea sotterranea che danno accesso ad un patrimonio culturale ed artistico tra i più ricchi e variegati al mondo. Cinque fermate di metropolitana che racchiudono più storia di quanta interi paesi, nel mondo, possano vantare o mostrare. Una ragnatela di strade, vicoli e piazze, corazzate di sanpietrini e laterizio, impreziosite di monumenti, chiese e fontane.

Eppure, in questo bouquet di fiori antichi, c’è un luogo dove passato e contemporaneità si incontrano e si sposano organicamente; dove archeologia, design e mondo digitale dialogano con efficacia: il museo dell’Ara Pacis. L’Altare dedicato da Augusto alla prosperità di Roma nel 9 a.C., sopravvissuto nei secoli  è stato rivestito, 2000 anni più tardi, dal complesso museale progettato dall’architetto Richard Meier.  L’abito moderno di questa struttura offre però, ormai da qualche anno, un assaggio futuristico ai suoi visitatori. Da ottobre 2016 l’aspetto originale di questo monumento, simbolo del predominio e della Pax Romana nel mondo antico, è tornato visibile grazie alle moderne tecnologie della realtà virtuale ed aumentata. Sulle rive del Tevere è di nuovo possibile ammirare, ora e fino al 25/10/2019, L’ara com’era.

Un volo virtuale su Campo  Marzio

Fatto il biglietto, che può essere soggetto a diverse forme di riduzione, al visitatore vengono forniti un paio di cuffie e un visore Samsung AR, device specifico per le esperienze in realtà virtuale ed aumentata. Le guide responsabili del museo illustrano brevemente il funzionamento della strumentazione e l’organizzazione del tour, che si articola in 9 stazioni interattive, per una durata complessiva prevista di circa 45 minuti. Si inizia con un suggestivo filmato introduttivo: un attore che impersona l’imperatore  Augusto appare di fronte all’Altare ed invita l’osservatore ad avventurarsi nella Roma di 2000 anni fa.

Si susseguono scene di sacrifici rituali, cerimonie e vedute a volo d’uccello su Campo Marzio. La scenografia virtuale avvolge completamente il visitatore: dopo qualche minuto, necessario a prendere confidenza col mezzo, ci si lascia facilmente andare e ci si volta in ogni direzione per poter apprezzare la ricostruzione da ogni angolo, e poter cogliere anche i dettagli lontani dalla scena principale.  Una dimensione documentaristica nuova ed intrigante ma che forse non sfrutta appieno il suo potenziale: il filmato avrebbe beneficiato di una durata maggiore e di qualche informazione di contesto in più. Probabilmente la sintesi è una scelta mirata ad ampliare il più possibile il target di utenza (un filmato breve può essere appetibile, ad esempio, anche per un pubblico di bambini o scolari); ma al termine dei primi 15 minuti introduttivi non si può fare a meno di pensare: “Già finito? Peccato, era così interessante.”.

Realtà aumentata

La seconda parte dell’itinerario prevede che ci si muova attorno al monumento, inquadrando i pannelli di marmo dell’Ara con il visore, vengono attivati una serie di processi ricostruttivi in realtà aumentata. Per chi non avesse familiarità con questa espressione, un esempio concreto sarà più efficace di qualsiasi definizione. Osservando le lastre del monumento attraverso il visore, colore e dettagli mancanti appaiono nell’inquadratura, integrando visivamente la realtà, rianimando le figure e rigenerando il marmo scheggiato dei bassorilievi. Una voce accompagna la visita, descrivendo i dettagli scultorei sui pannelli, spiegando riferimenti storici e metafore, mentre le forme i cromatismi originali riprendono vita dalla pietra bianca. Musica ed effetti sonori emergono di tanto in tanto a sottolineare alcuni elementi narrativi, arricchendo ulteriormente le suggestioni dell’immersione.

Un esperimento riuscito

L’esperienza è senza dubbio interessante e costituisce una delle prime applicazioni,  accessibili alla di massa, di una tecnologia che ancora non realizza il suo potenziale di sviluppo. L’iniziativa si inserisce in una serie di interventi su Roma che coniugano archeologia e tecnologia, come le ricostruzioni 3D delle terme di Caracalla e della Domus Aurea.  Un  passo positivo in direzione di un nuovo modo di riscoprire la storia e, di certo, una realtà all’avanguardia nel panorama culturale e museale Europeo. L’orario di apertura inoltre (venerdì e Sabato dalle 19.30 alle 23.00) invita ad approfittare del tour per godersi una passeggiata sul lungotevere, magari accompagnata da un gustoso aperitivo.